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Vittoria Colonna e Michelangelo

P. Ragionieri

 
PRODOTTO ESAURITO

a cura di P. Ragionieri

catalogo della mostra: Firenze, Casa Buonarroti, 24 maggio-12 settembre 2005

anno di pubblicazione: 2005
brossura cucito con bandelle
cm 24,5x29; pp. 208
114 illustrazioni a colori e in b/n

88-7461-078-5 italiano

Autrice di versi intrisi di spiritualismo e figura ben nota agli studiosi di storia religiosa del Cinquecento, Vittoria Colonna è al centro di una mostra allestita alla Casa Buonarroti di Firenze (24 maggio-12 settembre 2005). Il catalogo è scandito da quattro saggi che introducono le sezioni in cui si articola il percorso espositivo.

“Vittoria Colonna, il Castello di Ischia e la cultura delle corti” (Ippolita di Majo) descrive gli anni della formazione nel raffinato ambiente dell’umanesimo napoletano. Busti, medaglie e opere a stampa ricreano il mondo di Vittoria, i cui tratti sono effigiati in due tavole di Sebastiano del Piombo (il ritratto della Collezione Cambó di Barcellona e il ritratto Harewood). Vittoria trascorre la precoce vedovanza tra Roma e l’amato castello di Ischia, circondata da letterati e artisti; seguono l’esordio letterario, il rapporto con il Bembo e l’avvio della meditazione religiosa che impronterà l’ultima fase della sua vita.

In “Vittoria Colonna e il culto della Maddalena” (Barbara Agosti) si ricostruisce la vicenda della richiesta avanzata dalla poetessa a Tiziano e a Michelangelo di dipingerle un’immagine della Maddalena. Vittoria ottiene da Michelangelo un cartone per un Noli me tangere, di cui la Casa Buonarroti conserva due disegni preparatori e una traduzione in pittura attribuita da molti al Pontormo. (Le intricate vicende di questa commissione sono indagate anche nel primo saggio del volume Tre saggi su Michelangelo di Michael Hirst.)

Alle tensioni spirituali di Vittoria, che si traducono nell’attività nel movimento penitenziale e nel dialogo con figure tra le più significative nel dibattito religioso dell’epoca, è dedicata la sezione “Vittoria Colonna e il dissenso religioso” (Gigliola Fragnito); da segnalare l’eccezionale presenza in mostra dell’unica copia superstite dell’editio princeps del Beneficio di Christo, stampata a Venezia nel 1543 nella stamperia di Bernardo de’ Bindoni e oggi conservata a Cambridge nella biblioteca del St John’s College, e del celebre ritratto del cardinale Reginald Pole oggi all’Hermitage, da molti critici ritenuto opera di Sebastiano del Piombo ma da Vittoria Romani convincentemente ricondotto a Perino del Vaga.

Infine “Vittoria Colonna e Michelangelo” (Vittoria Romani) ricostruisce l’intenso rapporto tra la poetessa e l’artista, da cui scaturiranno opere come la Pietà di Boston e il Cristo e la Samaritana. Qui due studi provenienti dal Louvre preparano alla visione del disegno del British Museum raffigurante la Crocifissione con il Cristo vivo, di cui possiamo seguire la genesi nel carteggio tra Michelangelo e Vittoria. Vi si leggono i tratti di una delle fasi più tormentate della vita del maestro, quando il conforto arrecatogli da Vittoria era ormai prossimo ad abbandonarlo, lasciandolo a lungo, testimonia il biografo di Michelangelo Ascanio Condivi, «sbigottito e come insensato».