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Fabrizio Boschi (1572-1642)

pittore barocco di «belle idee» e di «nobiltà di maniera»

Riccardo Spinelli

35,00 €

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di R. Spinelli

catalogo della mostra: Firenze, Casa Buonarroti, 26 luglio-13 novembre 2006

anno di pubblicazione: 2006
brossura cucito con bandelle
cm 24,5x29; pp. 160
46 illustrazioni a colori e 81 in b/n

88-7461-088-2 italiano

“Terzo tempo: Fabrizio Boschi.” Così Pina Ragionieri intitola la sua premessa a questo catalogo, definendo così un evento (Firenze, Casa Buonarroti, 26 luglio-13 novembre 2006) che si inserisce in un suggestivo percorso intrapreso dalla Casa Buonarroti già negli anni novanta del secolo scorso con due indimenticate mostre monografiche dedicate ad Artemisia Gentileschi e a Cecco Bravo: due autori che, come Fabrizio Boschi, furono chiamati da Michelangelo Buonarroti il Giovane, letterato e personaggio di spicco della Firenze seicentesca, a realizzare il fastoso apparato barocco che fa da cornice alle ricche collezioni d’arte della famiglia.

Muovendo dalla circostanziata biografia di Filippo Baldinucci, che del pittore descrive, accanto all’indole collerica, il brio, l’inventiva, la «tenace fantasia», Riccardo Spinelli riprende il discorso, frammentario e troppo a lungo interrotto, sulla carriera di Fabrizio Boschi per tracciarne, intero, lo sviluppo nel saggio introduttivo (“Note sul percorso figurativo di Fabrizio Boschi, 1572-1642”) e nelle schede delle opere esposte in mostra.

Ai lavori più significativi dell’ultimo decennio del Cinquecento – la Raccolta della manna delle Gallerie Fiorentine, la Santa Chiara che prende il velo da san Francesco, proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Caen – si affiancano opere già celebrate dalla critica, dalla pala raffigurante l’arresto dei santi Pietro e Paolo dipinta da Fabrizio per la Certosa del Galluzzo, oggi al Cenacolo di San Salvi (1606), alla Visione di san Bernardo di Chiaravalle di San Frediano in Cestello (1630-1631), presente in mostra insieme al rame preparatorio, passando per dipinti di grande qualità scenografica come il San Pietro che libera un’ossessa della chiesa di San Pietro in Jerusalem a San Gersolè (1619-1620 circa) o la Castità di Susanna conservata nel Palazzo della Provincia di Siena (1620) e per importanti prove grafiche, tra le quali spicca un magnifico disegno in collezione privata a Vienna propedeutico alla tela, prestata dal Musée d’Art et d’Histoire di Chambéry (1627-1630 circa), con Erodiade che presenta a Salomè la testa del Battista.