A tu per tu con Mina Gregori 8 Novembre 2019 – Edito in: Parola d'autore – Autore: Maria Cecilia Del Freo

La professoressa Gregori è una delle più insigni studiose di Storia dell’arte italiana.
Allieva di Roberto Longhi, del maestro ha portato avanti il rigore e la scelta metodologica basata sul principio di “educare l’occhio” a riconoscere gli artisti e di privilegiare sempre una visione diretta delle opere, anteponendo i musei e le chiese alle biblioteche. Esperta mondiale di Caravaggio, è autrice di numerose pubblicazioni – in gran parte tradotte – nonché curatrice di mostre di altissimo livello.
Membro dell’Accademia dei Lincei per la classe di Scienze morali, nel 1999 è stata insignita della Legion d’onore; dal 2004 è unica direttrice e direttrice responsabile della rivista «Paragone», fondata proprio dal maestro a metà del Novecento.
Non possiamo che ringraziare Mina Gregori per averci concesso questa intervista.

Mina Gregori davanti alle due Maddalena di Caravaggio

Mina Gregori davanti alle due Maddalena di Caravaggio

Che ricordi ha del suo periodo come allieva del professor Longhi?

Sono i ricordi che considero formativi per me, del “porgere” con eleganza di Longhi, che lo dichiarava non solo storico dell’arte, ma letterato e scrittore. E questa rappresenta una premessa fondamentale del suo insegnamento, senza questo aspetto non si intenderebbero a pieno la personalità di Roberto Longhi, la sua complessità e il valore del suo magistero, che lo inserisce nel quadro della letteratura italiana del Novecento.

Delle oltre cento mostre che ha curato, quale ricorda con maggior “affetto” e perché?

La mostra del Seicento fiorentino che presentò con audacia un periodo poco conosciuto e poco apprezzato in confronto ai precedenti del Rinascimento nato a Firenze.

Che cosa significa dirigere una rivista specialistica come «Paragone», vero e proprio faro per tutti gli studiosi dal 1950?

Per dirigere una rivista come «Paragone», considerando l’impegno che richiede con la sua scadenza bimestrale e con la varietà degli argomenti, è necessario sacrificare altri interessi e realizzazioni per concentrarsi sulle sue scadenze osservandone il livello costante e la puntualità.

Che consiglio si sentirebbe di dare ai giovani aspiranti storici dell’arte?

Ai giovani aspiranti storici dell’arte consiglio innanzitutto di fare esperienze dirette delle opere e ciò significa trascorrere molto tempo nei musei e nelle chiese e fare molti viaggi. Solo così si può pervenire a una capacità di lettura e di giudizio che costituiscono l’elemento essenziale per costruire la propria personalità come storico dell’arte. Sono le opere e non le riproduzioni a offrire le occasioni vive e dirette per formare i propri giudizi.

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