Agnolo Sbronzino 6 Settembre 2019 – Edito in: maestrini – Autore: Francesca Mazzotta

Agnolo Sbronzino

Agnolo Sbronzino

Figlio di due sbronzi di Riace, Agnolo Sbronzino crebbe amabile come un Lambrusco. Destreggiandosi nella sua arte sulle orme del Pontormo, visse al tempo del Rosso Vermentino, nota celebrità dell’enologia nostrana nonché da sempre migliore amico di Agnolo.

Nonostante la somma gentilezza e il buon manierismo manifestati durante la prima giovinezza, fatti propri durante l’apprendistato presso Raffaellino del Garbo, tuttavia Agnolo Sbronzino dovette fare presto i conti con una dura crisi che ne mutò non poco la reputazione agli occhi dei concittadini. Questa si affacciò quando, a seguito di troppo frequenti assaggi presso la bottega del Rosso, che ora gli offriva un nuovo fermo ora un mosso ora uno sfuocato né c’era modo di sottrarsi ai suoi inviti, Sbronzino cominciò a perdere il controllo con chi di volta in volta incontrava, spesso fino all’oltraggio verbale. Così ad esempio, durante una lite in strada con un esponente della vigilanza che lo vide barcollante, disse a costui senza remore Speriamo che tu Chianti; per non parlare di quando rispose Eleonora, Te le do! alla povera moglie di Cosimo I mentre posava per lui ed ebbe l’ardire di chiedere un bicchier d’acqua. L’acqua fa male, il vino fa cantare! Avrebbe concluso, secondo quanto riporta la Vite del Vasari.