Il verbale di una disputa tra artisti nella Firenze del Rinascimento 30 Agosto 2019 – Edito in: Eventi – Autore: Marco Salucci

In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, l’11 settembre apre al Museo dell’Opera del Duomo la mostra “… che stia nella loggia”, a cura di Antonio Natali, che fino al 3 novembre vedrà esposto il verbale di una disputa sulla più appropriata collocazione del monumentale David di Michelangelo.

All’altezza del 25 gennaio 1504, Michelangelo sta finendo il David. La città convoca i più importanti artisti perché esprimano il proprio parere riguardo al luogo più conveniente dove collocare il “gigante”. In un verbale, oggi conservato nell’Archivio dell’Opera, si trova la trascrizione del dibattito, una testimonianza dell’atmosfera eccezionale che si respirava in città al tempo.

Pagina del verbale della commissione di esperti incaricata di esprimersi sulla collocazione del David di Michelangelo - 25 gennaio 1504

Pagina del verbale della commissione di esperti incaricata di esprimersi sulla collocazione del David di Michelangelo – 25 gennaio 1504

La mostra vuole porre in primo piano il rapporto tra Leonardo durante i suoi anni fiorentini e l’Opera di Santa Maria del Fiore. L’artista – assente dalla rassegna di nomi che accompagna il visitatore all’interno del nuovo Museo dell’Opera per non aver mai lavorato effettivamente per l’Opera – è comunque inequivocabilmente legato all’Opera. Impensabile che le conoscenze ingegneristiche di Leonardo non siano maturate all’ombra dell’opera brunelleschiana. Altrettanto probabile che il maestro abbia avuto parte nella realizzazione della formella con la Decollazione di san Giovanni Battista per l’Altare d’argento ad opera del maestro Andrea del Verrocchio.

Al dibattito partecipò il fiore dell’arte cittadina: insieme a Leonardo, Andrea della Robbia, Botticelli, il Perugino, Filippino Lippi, Giuliano da Sangallo. Un confronto ricco di sfumature e dettagli capace di rivelarci come il semplice verbale di una disputa possa ancora parlarci e proiettarci come per incanto in un’epoca irripetibile della nostra storia.