L’Elettrice Palatina si racconta 27 Febbraio 2023 – Edito in: Parola d'autore – Autore: redazione Mandragora

Intervista a Marialuisa Bianchi, autrice del volume Storia di Firenze. La preziosa eredità dell’ultima principessa Medici che ha reso grande il destino della città

Marialuisa Bianchi, autrice del libro

Marialuisa Bianchi, autrice del libro

A febbraio ricorre l’anniversario della morte di Anna Maria Luisa, ultima discendente del ramo granducale dei Medici, figura straordinaria che con il “patto di famiglia” vincolò tutti i possedimenti medicei alla città, mostrando una lungimiranza grandiosa. Che cosa pensa di questa importantissima figura femminile?

Ho avuto modo di studiare la principessa Anna Maria Luisa de’ Medici e mi sono fatta un’idea forse personale, ma sicuramente non distante da come doveva essere, anche nel privato. Una donna colta, amante dell’arte, della musica, attenta al rispetto dei valori, generosa. A giudizio dei contemporanei, forse un po’ distante e fredda. Una donna che ha saputo mantenere il decoro e la regalità della sua famiglia a dispetto di quanto accadeva a suo fratello Gian Gastone. Ho cercato di cogliere le difficoltà nel rapporto con la madre, che abbandonò il marito e i figli quando erano molto piccoli. Anna Maria Luisa figlia di Cosimo III de’ Medici e di Margherita-Luisa d’Orléans, nacque a Firenze l’11 agosto1667, nel 1691 ebbe il titolo di altezza reale, senza terre. Anna Maria Luisa divenne una nota mecenate di musicisti e autori di teatro, dando lustro e rinomanza alla corte del Palatinato. L’elettrice dalla Germania si portò dietro quadri della scuola tedesca e fiamminga, questo denota uno spirito artistico e lungimirante. Una donna saggia e generosa e noi ascoltiamo dalla voce e dal cuore di chi si è a lungo preparato in vista di un percorso storico e artistico. Solo la conoscenza del nostro patrimonio ha permesso e permetterà la sua manutenzione e salvaguardia.

Lei non ha “solo” raccontato la storia dell’elettrice ma ne ha assunto le vesti, immedesimandosi in lei. Come è stato interpretare il punto di vista di questa donna certamente unica ma anche così lontana nel tempo?

Non è stato facile, perché venivo da un’esperienza opposta, cioè il racconto di una schiava nel Rinascimento. Qui siamo di fronte a una persona di rango, ultima discendente di un’antica famiglia di mecenati, famosi in tutto il mondo. La principessa, consapevole del suo ruolo, ma anche del lento e inesorabile declino di Firenze e della sua famiglia ha cercato di dare una svolta importante e ha pensato al futuro della città. Ha fatto del bene non solo durante la sua vita, ma è stata accorta. Ha capito che i grandi tesori d’arte della sua famiglia sarebbero andati persi, le collezioni smembrate e vendute. Ho immaginato che proprio lo studio della storia attraverso i manoscritti della Biblioteca laurenziana e le costanti visite ai monumenti, (accompagnata dalla fida Maria, la cameriera personale con cui interloquisce,) le abbiano fatto maturare questa decisione.
Così ha portato a compimento quella scelta, che non sarà stata facile da far accettare ai Lorena, con saggezza e determinazione perché sostenuta dalla consapevolezza del valore dell’arte per la città di Firenze,
Di corporatura sottile, volto regolare con grandi occhi rotondi, sporgenti. Stava sulle sue con aria greve e principesca ma con i familiari scherzava spesso ed era affettuosa. Ho cercato di appigliarmi ad alcuni dettagli che mi avevano incuriosita e ho provato a raccontare cosa si nascondesse dietro la “principessa”, vedere la donna che non ha avuto figli, in una famiglia senza eredi e con un peso enorme. Cosa poteva fare una donna intelligente, colta e generosa? Ha cercato di tutelare la città, vincolando i beni per evitarne la dispersione. Le condizioni storiche cambiano ma le persone restano nei loro aspetti positivi e negativi e, al di là della distanza temporale e sociale, mi sono messa nei suoi panni osservando le vicende con i suoi occhi. Penso che proprio lo studio della storia e la visita ai principali monumenti, grandiosi, incommensurabili, la porti a considerare come unica salvezza il patto di famiglia. «Con questo patto, mi sono acquietata. Ho pensato ai miei sudditi, anche se non mi hanno mai amata quanto avrei desiderato, rimproverandomi la mancata discendenza. Ma ho disposto per loro pur sempre un grande lascito. E questa eredità è come una figlia che affido in fasce ai fiorentini perché la allevino e la custodiscano e Firenze rinasca dai giorni bui. Spero che ne abbiano cura».

Secondo lei, la figura di Anna Maria Luisa, elettrice palatina, è compresa al giorno d’oggi oppure bisognerebbe riflettere di più sulla sua vita e le conseguenze della sua donazione?

Secondo me questa figura non è sufficientemente considerata, da poco si sta ponendo attenzione a lei, con studi e pubblicazioni e una nuova statua collocata agli Uffizi, luogo che maggiormente le dovrebbe tributare onori, perché senza la sua donazione, oggi non esisterebbe.
Nell’atto l’Elettrice nominò Francesco di Lorena suo erede universale con l’obbligo però di conservare in Firenze il patrimonio della casa dei Medici «per l’ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri». Nulla doveva essere «trasportato e levato fuori dalla capitale e dalla Stato del Granducato». Unica al mondo. Il gesto magnifico dell’ultima Medici, forse ispirato dal cardinale Leopoldo, non ha riscontro. Con questo patto Anna Maria Luisa permise che Firenze non perdesse nessuna opera d’arte e che non subisse la sorte di Ferrara, di Urbino, di Mantova o di Parma, che all’estinzione o all’allontanarsi delle loro casate regnanti erano state letteralmente svuotate dei tesori artistici e culturali, in un ambito soprattutto continuò, regalmente, nel segno dei suoi avi: collezionò opere d’arte, assegnò una definitiva sistemazione alle Tombe Medicee, fece costruire il campanile della basilica di San Lorenzo. Così sosteneva l’architetto Adolfo Coppedè che in data 21 agosto 1945, per sopperire a questa mancanza, mise a disposizione del sindaco di Firenze la somma di lire 120.000, perché fosse indetto un concorso per l’esecuzione del modello di un monumento da erigersi alla sua memoria. La città di Firenze le ha dedicato, certo, alcune mostre, ma molto andrebbe ancora fatto per darle il peso che merita nella storia di Firenze e dell’arte italiana.

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