Michelangelo Buonarrosti 3 Giugno 2019 – Edito in: maestrini

Michelangelo Buonarrosti

Michelangelo Buonarrosti

Michelangelo Buonarrosti nacque a Caprese e morì Aroma. Era il proprietario della rosticceria più famosa della città. La nomea dell’attività non si imputava solamente alla bontà dei prodotti che colà si potevano comperare, ma spezialmente a due sue innovazioni in materia culinaria che ne avevano presto dichiarato il successo et espanso a macchia d’olio la fama. La prima innovazione riguardava una pietanza riservata in beneficenza ai poveri, mendicanti o venditori ambulanti: la Pietà-nza. Trattavasi di una purea di patate miste a bietole passata due volte nel forno, che non vi dico quanta bontade. La seconda innovazione invece era al medesimo tempo di natura progressista e pratica; consisteva questa nell’aver brevettato un modo unico e prima (se non nell’era paleolitica) impensato, di cibarsi delle prelibatezze arrosto usufruendo delle sole mani: il manierismo.

In summa gli affari pareano andare a gonfie vele per Michelangelo Buonarrosti, senonché questi soffriva della concorrenza sempre più spietata di un’altra rosticceria dirimpetto alla sua, un locale di proprietà di due fratelli che bisticciavano sempre ma che, ciononostante, erano stati costretti a lavorare assieme – noti l’uno per la taccagneria, l’altro per l’ingordigia, essi erano TheAvid e Golia. Tale concorrenza parve accentuarsi nel momento in cui Michelangelo Buonarrosti scoprì quanto piacere gli arrecava creare sculture coi suoi pollami e le sue carni – perse due o tre clienti almeno a causa di tale nuova habitudine. Ciò accadde ad esempio con il parroco, il quale un giorno, tornato a casa una domenica dopo aver acquistato una teglia già cotta presso Michelangelo Buonarrosti, pronto ad allestire il pranzo sacro et a presentarlo ad emeriti ospiti del suo hambito, si ritrovò di fronte un vassoio con un nudo femminile composto da cosce di tacchino, sedani e polpette. Horrore!

Presto dunque Michelangelo Buonarrosti dovette ingeniarsi per recuperare la propria clientela e la propria nomea. Fu allora che con summa dedizione et tantum sudore impiegò una settimana intera prima delle festività natalizie per preparare una nuova sala nel suo negozio. Desiderava in facti che essa potesse essere adibita a luogo dove poter esercitare gratuitamente il manierismo. Appese sul soffitto con diligentia, alla stessa geometrica distanza gli uni dagli altri, molti tacchini pingui e belli, salsicce e manzi – la Cappella Spiedina riscosse un tale successo che Michelangelo Buonarrosti tornò finalmente ad essere il rosticciaio più famoso dei famosi famosorum.