Scaravaggio 4 Luglio 2019 – Edito in: maestrini – Autore: Francesca Mazzotta

Scaravaggio

Scaravaggio

Nella sala d’attesa del medico di base Scaravaggio ripensa alla sua infanzia con nostalgia. Da piccolo amava giocare a mosca cieca nel suo giardino, in compagnia degli amici Giove, Nettuno e Plutone. Girando su se stesso intorno a loro come una trottola e con gli occhi bendati, si sentiva un globo terrestre impazzito. Fu proprio in quegli anni che si affacciò in lui la passione per gli insetti.

Ricorda come fosse ieri, dolorosamente, la morte della sua prima coccinella d’allevamento: si chiamava Lucia. Durante il seppellimento di Santa Lucia sotto il castagno del giardino, né Giove né Nettuno né Plutone proferirono verbo, erano troppo concentrati ad ascoltare il discorso in memoriam recitato da Scaravaggio, intento a leggere i suoi appunti strozzati dai singhiozzi, similissimo nella posa e nella prosa a un San Francesco in preghiera; per non parlare della disperazione che pochi mesi dopo colse Scaravaggio di fronte al sacrificio di Isacco, la sua terza mosca da passeggio, quella a cui era più affezionato. In pratica il povero Isacco, per sfuggire agli artigli della gatta Medusa, si era schiantato con troppa enfasi contro il vetro della finestrella del bagno e, ahimè, Medusa non aveva perso un istante – lo aveva aspirato con gusto, leccandosi i baffi.

Queste e simili sventure rivelarono a Scaravaggio la sua vocazione: doveva fare l’entomologo. Il suo destino era segnato fin dal principio, e quella professione si dimostrò ben presto molto utile in alcune circostanze: quando ad esempio il mercoledì passava sotto casa il fanciullo con canestra di frutta, Scaravaggio era in grado di scegliere le pesche migliori in assoluto, facendo attenzione ad evitare quelle intaccate dal baco adolescente, ma soprattutto rifuggendo il baco malato, molto diffuso sulle bucce più colorate, tipico di giugno e luglio.

In sala d’attesa il suonatore di liuto seduto vicino a Scaravaggio abbozza col suo strumento un motivo spensierato e rincuorante. La puntura d’ape Magdalena Penitens Penitentis sul braccio destro adesso gli duole meno. Il San Francesco in meditazione accovacciato oltre il tavolino con sopra le riviste continua a meditare, mentre il ragazzo morso da un ramarro si contorce dai dolori e frigna un po’. Fuori tira una leggera brezza e dalla finestra socchiusa giungono le note ubriache di un concerto di giovani in festa.