Stefano Agosti su Roberto Coppini, Le posate sul piatto 25 Luglio 2019 – Edito in: Dentro il libro

È uscito da poco l’ultimo numero di Paragone Letteratura, 138-140, dedicato alla figura del poeta fiorentino Roberto Coppini (1927-2013), passata quasi inosservata e che il volume desidera perciò rinvigorire. Proponiamo di seguito un estratto del contributo di Stefano Agosti, Sulla poesia di Roberto Coppini, incentrato nella fattispecie sulla silloge Le posate sul piatto, ad avviso del critico «la più importante raccolta di versi di Roberto Coppini».

 

Sulla poesia di Roberto Coppini, di Stefano Agosti

La mia carissima amica Fausta Garavini mi chiede un intervento sulla poesia dell’autore designato. Èccolo.

Une lettre se doit de ne jamais
arriver à destination
(Jacques Derrida, La carte postale)

Roberto Coppini, ritratto

Roberto Coppini, ritratto

Da Le posate sul piatto (1978), la più importante raccolta di versi di Roberto Coppini, emergono composizioni che non èsito a collocare fra i risultati più nuovi e più alti della poesia italiana dell’ultimo secolo.

Quanto sto affermando è grave: eppure è così.

Propongo, a titolo di esempio e di eventuale verifica in re, due campioni, per necessità brevi: Lo scricchiolio d’una suola turba e Le città ritraggono i ponti levatoi.

Lo scricchiolìo d’una suola turba
i rimasti presso l’uscita a dividersi
il peso di un annuncio di sparizione.

Lo scopo della mia venuta era di imbattermi
in uno che trasgredisse i limiti, lo sconosciuto
che dà aria alla cella, che tocca la piaga
senza paura del contagio.

Restano poche ore di luce. Il vento
spinge nel covo l’animale.

*

Le città ritraggono i ponti levatoi.
Al mio vicino bruciano le vesti addosso
mentre lo guardo intingere
il suo pane nel piatto.

Il servo accorso nel portico
allunga la lanterna nel buio;
si volge alla casa come uno che sa
di aver lasciato qualcosa e si domanda che.

Che cosa caratterizza, formalmente e, per ciò stesso, semanticamente, questi due capolavori?

Due fatti:

La pluralità di isotopie singolarmente compiute ma senza relazione fra loro.

Il vuoto di senso da cui promanano, o verso cui convergono.

Questo secondo fatto è responsabile del risultato, decisamente sommo, di cui sono portatrici le varie, multiformi e reciprocamente irrelate isotopie costitutive del testo. Quale risultato? Quello di un’intensità semantica (di una carica di senso) fuori misura, della quale sono depositari i singoli segmenti proposizionali delle varie isotopie: intensità, appunto, eccezionale in quanto destituita sia di un’origine sia di un approdo.

Il precitato vuoto di senso – si potrebbe anche dire: la sottrazione dell’oggetto centrale del discorso – è, d’altra parte, il movente calcolatissimo (sottaciuto dall’autore) delle procedure di composizione, con gli effetti indicati che ne conseguono.

Da dove provengono i materiali delle stesse?

Come indicato da alcuni interventi critici presentati nel volume che Fausta Garavini e Francesco Rognoni hanno dedicato a Coppini, generalmente, sia dall’Antico sia dal Nuovo Testamento, il che costituisce quel fondo, diffuso ma non pronunciatissimo, di religiosità che caratterizza le composizioni.

Individuarne gli elementi nei varî testi non farà che confermare ulteriormente quanto affermato qui sopra circa l’eccezionale intensità della rappresentazione semantica originata dal vuoto centrale di senso (o dalla sottrazione dell’oggetto primario del discorso).

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