| Peso | 0,9 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 25 × 25 cm |
| Pagine | 152 |
| Rilegatura | Cartonato |
| Illustrazioni | a colori |
| Lingua | Italiano/Inglese |
| ISBN | 978-88-7461-214-7 |
Territori instabili
Confini e identità nell’arte contemporanea
Cataloghia cura di Walter Guadagnini e Franziska Nori
catalogo della mostra: Firenze, Palazzo Strozzi, CCCS-Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
11 ottobre 2013-19 gennaio 2014
La mostra “Territori instabili” propone opere di artisti internazionali in cui viene ripensata l’idea di territorio nel mondo contemporaneo, sempre più caratterizzato da un superamento di concetti come nazione o confine. Le opere degli artisti presenti nel catalogo forniscono differenti attitudini, modi di vivere e riflessioni sul rapporto instabile tra identità, territorio e confine in un’era di grandi aspettative (e illusioni) su un territorio globale condiviso. Fotografie, video, installazioni danno lo spunto per riflessioni sull’idea di frontiera come scoperta o barriera, sulla ibridazione tra cosmopolitismo e rivendicazione territoriale, sulla figura dell’artista stesso nella sua condizione di viaggiatore, nomade o sperimentatore in bilico tra territori fisici e simbolici. Artisti come Sigalit Landau (Israele, 1969) e Paulo Nazareth (Brasile, 1977) pongono al centro della loro ricerca il proprio corpo tramite azioni performative; Kader Attia (Francia, 1970) è autore di una installazione fatta di frammenti di specchi; Tadashi Kawamata (Giappone, 1953) realizza una installazione site specific con alcune sculture effimere in legno simili a nidi d’uccello; con il video The Right of Passage di Oliver Ressler (Austria, 1970) e Zanny Begg (Australia, 1972) affrontano il tema dei diritti di cittadinanza e dell’identità nazionale; Paolo Cirio (Italia, 1979) presenta il progetto Loophole for all (“Scorciatoia per tutti”) che unisce hacking digitale e azione artistica; Adam Broomberg e Oliver Chanarin (Sud Africa, 1970; Regno Unito, 1971) sono autori di un’installazione video e fotografica della finta cittadina araba Chicago, costruita nel deserto di Negev in Palestina dall’esercito israeliano per poter creare simulazioni ed esercitazioni di azioni di guerra; sulla scia di una riflessione sullo statuto della fotografia come documento di territori contraddittori, si pongono anche le opere di Jo Ractliffe (Sud Africa, 1961) e The Cool Couple (Niccolò Benetton e Simone Santilli, Italia, 1986 e 1987); Altra riflessione sul ruolo dell’immagine nel rapporto con un territorio segnato dalla guerra è quella di Richard Mosse (Irlanda, 1980) che propone la videoinstallazione risultato del suo lungo lavoro nel Congo orientale. Il catalogo bilingue (italiano/inglese), che accompagna la mostra contiene i testi critici dei curatori Walter Guadagnini (curatore indipendente) e Franziska Nori (direttore CCC Strozzina) affiancati dai contributi di Ulrich Beck (Università di Monaco di Baviera e London School of Economics) e Francesco Careri (Università di Roma).
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