Riscoprire Alessandro Rosi: intervista a Elisa Acanfora 15 Ottobre 2026 – Edito in: Parola d'autore – Autore: redazione Mandragora

Elisa Acanfora torna a raccontare Alessandro Rosi in una nuova monografia, frutto di anni di ricerche e nuove scoperte. Un’intervista sulle novità del volume e sul ruolo dell’artista nel barocco fiorentino ed europeo.

A oltre trent’anni dalla precedente monografia dedicata ad Alessandro Rosi, quali sono state le principali scoperte che hanno reso “necessaria” una nuova pubblicazione e come è cambiata la conoscenza dell’artista?

Una nuova monografia di Alessandro Rosi era attesa, non solo perché la prima che gli avevo dedicato era uscita nel 1994, ma soprattutto perché l’artista, per la sua bella pittura, è molto apprezzato dai collezionisti, a livello internazionale, e le sue opere sono molto presenti sul mercato, nelle aste e nei musei italiani e stranieri.
Le novità sono molte, dalle scoperte documentarie ai tanti inediti. Ma non solo. Grazie alla splendida veste editoriale di Mandragora e alla nuova campagna fotografica realizzata da Antonio Quattrone, il catalogo dell’artista, che si presenta raddoppiato, si può apprezzare oggi interamente attraverso foto a colori a piena pagina, restituendone un profilo dai contorni più precisi. Tra l’altro, grazie all’abile montaggio fotografico, che ho chiesto a Quattrone appositamente per il libro, siamo riusciti a pubblicare le immagini finalmente complete del soffitto e del lato lungo della stretta Galleria di Palazzo Corsini, la cui decorazione fu pensata per uno spettatore che la percorreva, e pertanto risultava difficilmente fotografabile per intero.

Alessandro Rosi, affresco nella Galleria "dell'Aurora" a Palazzo Corsini (foto Antonio Quattrone)

Alessandro Rosi, affresco nella Galleria “dell’Aurora” a Palazzo Corsini (foto Antonio Quattrone)

Il catalogo delle opere è passato da circa ottanta a centocinquantasette dipinti. In che modo questo significativo ampliamento del corpus contribuisce a ridefinire il ruolo di Alessandro Rosi nel panorama del Seicento fiorentino e nelle relazioni con le grandi corti italiane ed europee?

Il mio lavoro su Alessandro Rosi dura, potrei dire, da sempre e mi ha portato negli anni a scoprire nuovi dati archivistici, nuove tracce di lettura e soprattutto un catalogo notevolmente arricchito. Si tratta quindi non di una ‘riedizione’ ma di una completa riscrittura su nuove basi, anche metodologiche. Scrivere una monografia oggi significa, almeno per me, rileggere in primo luogo la figura dell’artista nel suo contesto storico-artistico e, in questo caso in specie, alla luce del suo ruolo nel panorama del Seicento fiorentino ed europeo. Indubbiamente Alessandro Rosi viene fuori come uno degli artisti più singolari del barocco non solo italiano ma partecipe del grand goût internazionale. Seppure in una prospettiva monografica, il libro offre di fatto una rilettura del barocco fiorentino, nei suoi aspetti della pittura da quadreria e della grande decorazione ad affresco, in rapporto con le grandi corti europee. Credo dunque che il volume potrà interessare anche per le relazioni tra Italia e Francia, per la storia del collezionismo internazionale e per la diffusione delle stampe a Firenze e in Europa.

La monografia approfondisce non solo la produzione pittorica di Rosi, ma anche i suoi disegni, gli arazzi, le fonti figurative e la sua bottega. Quale immagine emerge oggi dell’artista e della sua influenza sulla cultura figurativa del suo tempo?

I capitoli del libro con maggiori novità riguardano appunto il reperimento di alcuni disegni, l’analisi delle fonti iconografiche e stilistiche dell’artista, e del suo interesse per temi e modelli dell’antichità classica (un tema poco indagato per il Seicento fiorentino), nonché dei rapporti tra la scenografia teatrale, gli apparati effimeri e il quadraturismo, e infine la prima ricostruzione, su base documentaria della sua bottega. Bottega che, a detta dei contemporanei, era affollatissima, anche di allievi talentuosi quali Alessandro Gherardini.
Rappresentante di spicco della pittura negromantica e a tema stregonesco, tra i protagonisti del barocco a Firenze, Alessandro Rosi riemerge anche nel suo ruolo di apripista del giordanismo fiorentino, che lasciò un lascito prezioso al Settecento.

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