Confessioni di un artista, amore e morte secondo Brizzolari 30 Giugno 2018 – Edito in: Dentro il libro – Autore: Francesca Mazzotta

Confessioni di un artista: cosa succede quando un pensiero senza redini si riversa sulla carta? E se alla sua forma labirintica si aggiunge il talento artistico? Il risultato è potentissimo, saettante, ricco. La riscoperta di questi scritti e dipinti firmati da Antonio Brizzolari, artista consolidato nel panorama fiorentino, è un dono alle coscienze. Un’esperienza che fa rabbrividire, emozionare, sussultare.

 

Il grido di un biofilo

Confessioni di un artista - Senza titolo

Senza titolo, particolare

Quello di Brizzolari non è banalmente un flusso alla Joyce, ma un grido che si rifrange in onde di luce forte, accecante. Sono confessioni di un artista pronunciate a voce rauca, graffiata, dove al continuo ribadire un senso di colpa come inchiodato all’anima si alterna un istinto speranzoso di sopravvivenza e di espiazione. L’occhio dell’artista si sofferma ora su dettagli del quotidiano ora su frammenti di memoria ora su scorci di Storia. Prima si rammenta degli imperativi, dei doveri da portare a compimento che risuonano come imprescindibili, poi manifesta un rancore profondo, una punta aguzza di disperazione. A volte si avverte l’illusione di un dialogo con le persone amate, ma l’io è prevalentemente solo e parla con se stesso. Almeno finché non scova dentro la propria interiorità l’energia necessaria a ritrovare la quiete. Allora rinasce, ma a costo di cancellarsi ripetutamente. Di compiere l’assassinio notturno, per risvegliarsi nuovo nello stesso pigiama perché, in fondo, non è solo un criminale del Sé, ma anche un dichiarato «biofilo», amante della vita.

 

Diario per un rifugio

Confessioni di un artista - Brizzolari e la sua "bazza"

Brizzolari e la sua “bazza”

1)
Com’è secco il mio gatto! Mi sento in colpa? Allattiamolo col pus della ferita. Oh epifania semplice e terribile della ferocia, ognuno di noi ha un vizio, per taluni è dio. Seguire la traccia del Potere:

PUNIZIONE
CONSOLAZIONE
PUNIZIONE

Oh Padre, oh Madre, come state? Vi vedo forti e poveri; oh sono io il vostro unico dolore, come sareste felici io morto. Mi dispiace di essere nato! Maria, fatemi una carezza senza spendere, che il ’68 non lo farò più.

L’animale domestico è rinsecchito e fa da specchio: prosciugata è la sua essenza, come quella dell’artista. Lo si capisce più avanti, quando si parla di una ferita. È col pus di quest’ultima che l’io si ripropone di nutrire il suo gatto. Col proprio dolore, quindi. Un dolore generato da un vizio feroce che, si dice ancora di seguito con una certa ironia tragica, «per taluni è dio». La fede è un vizio, un rifugio illusorio. Quella di Brizzolari è l’arte, l’espressione sincera. Senza questa valvola domina il Potere, come un mostro incombente dall’esterno, a imporre la propria spietata regola incatenante: PUNIZIONE CONSOLAZIONE PUNIZIONE – ovvero una consolazione schiacciata tra due crudeltà. E il padre, e la madre? Sono anch’esse due figure chiamate in causa alla fine del breve pezzo riportato. Due figure nient’affatto rincuoranti, bensì la fonte (si intuisce infine) di quel senso di colpa radicale – «Mi dispiace di essere nato!» sono le confessioni di un artista che grida e promette, mentre chiede una carezza, di non ribellarsi più («Maria, fatemi una carezza senza spendere, che il ’68 non lo farò più»).
Per fortuna esiste un calmante, che forse consentirà di raggiungere una pace provvisoria:

7)
Scriverò un libro: l’offeso e il suo pigiama, vediamo se mi calma.

Una storia in cui specchiarsi risulterà sorprendente.

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