Leonardo: quella giunzione tra cielo e terra 2 Maggio 2019 – Edito in: Eventi

Grandissimi doni si veggono piovere dagli influssi celesti ne’ corpi umani, molte volte naturalmente, e sopranaturali talvolta; strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera che, dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gl’altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa, come ella è, largita da Dio e non acquistata per arte umana. Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del corpo, non lodata mai abastanza, era la grazia più che infinita in qualunque sua azzione.

Queste righe, un’ecfrasi di Vasari su Leonardo dalle sue Vite, si fanno agli occhi del lettore immagine poetica: sembra di assistere a quel miracolo che fu il venire al mondo di Leonardo. Si racconta di come i “geni” càpitino su questa terra; essi sono doni, propriamente, più che a uomini simili a calici, dentro cui dal cielo, non si sa come, magicamente piovono e zampillano gli influssi celesti; colano in quelle cavità prima neutre e, mescendosi insieme, si fondono in combinazioni perfette – si direbbe, divine.

Piove leggermente. Firenze pare una cartolina sbiadita dagli anni. A un angolo tra due strade anonime una ragazza intona una melodia familiare, simile a un nostalgico canto popolare. Ha una voce che potrebbe sollevare le pietre, far tremare i palazzi. Un ragazzo accovacciato per terra quasi scompare nel nodo del suo corpo mentre abbozza la Gioconda sull’asfalto. Nel suo sorriso cade esatto un barlume di luce. Ritorna il sole.

Leonardo, Torso virile di profilo con proporzioni della testa e schizzi di due cavalieri

Leonardo, Torso virile di profilo con proporzioni della testa e schizzi di due cavalieri

Leonardo nacque quasi per errore. È curioso pensare a come tale prossimità al nulla (al non-esistere), scansata per un soffio, generò invece l’esatto contrario di quel nulla: il genio, da cui non si prescinde. Oggi, 2 maggio, ricorrono cinquecento anni dalla sua morte. Cogliamo l’occasione per festeggiare il dono che non solo egli costituì per le nostre anime, per la nostra evoluzione umana. Vogliamo soprattutto festeggiarlo in quanto spiraglio che ci ha privilegiato di un affaccio sulla bellezza, consentendoci di spiarla nelle sue circonvoluzioni e onde, nei suoi bagliori. Di incontrarla, scortati dai suoi occhi.

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