Marco Versiero sonda il naturalismo di Leonardo 12 Giugno 2019 – Edito in: Dentro il libro

È uscito lo scorso maggio il primo volume della nuova collana “Opera Maestra”, specificamente pensata come raccolta in fieri di monografie incentrate di volta in volta su un grande maestro del nostro Rinascimento. Il primo appuntamento della collana, dal titolo Leonardo. La natura allo specchio, a firma dello studioso Marco Versiero, è dedicato a Leonardo da Vinci. Si tratta di uno scandaglio veramente notevole: mentre il lettore rivive il denocciolarsi dell’iter biografico del genio, Marco Versiero getta una limpida luce sul conformarsi sempre più complesso e perfetto del suo pensiero e abilmente dipana il fil rouge analitico dichiarato fin dal titolo, ovvero la concezione leonardesca della Natura. Del saggio di Versiero, articolato in quattro tappe, una nota biografica introduttiva più tre capitoli tesi a sottolineare la serie di rispondenze che riecheggiano e unificano il percorso dell’artista (i capitoli, rispettivamente, dal titolo Una vita «varia et indeterminata forte», L’«alitare» del mondo e L’occhio nei sogni) proponiamo di seguito un mirabile estratto dal secondo capitolo, L’«alitare del mondo», significativo nella misura in cui enuclea la genesi del naturalismo di Leonardo.

Leonardo, Studi di gorghi d'acqua, 1508-1510

Leonardo, Studi di gorghi d’acqua, 1508-1510

 

L’«alitare» del mondo

A Milano ha inizio l’affermazione di Leonardo, non soltanto sul piano artistico ma anche pienamente intellettuale, attestata peraltro dalla ferma volontà di affidare alla febbrile compilazione di quaderni fitti di appunti e osservazioni il progressivo diramarsi dei suoi interessi. Ed è un’annotazione riversata su un manoscritto milanese del 1492 circa a esemplificare la fondativa ed emblematica analogia da lui fissata per via metaforica (seppure sulla base di una schietta osservazione empirica), secondo la quale i circuli prodotti da una pietra lanciata in uno stagno siano idealmente comparabili alla propagazione delle concentriche risonanze del suono attraverso l’aria:

Sì come la pietra gittata nell’acqua si fa centro e causa di vari circuli, el sono fatto in nell’aria circolarmente si sparge.
(Parigi, Institut de France, Ms A, c. 9v)

Pochi anni dopo, verso il 1494, questa similitudine è moltiplicata e amplificata in un meraviglioso frammento di scrittura, nel quale la propagazione delle onde acquatiche e vocali è a sua volta paragonata ai più espansi riverberi prodotti dal fuoco nello spazio […], sino alla ancora più ampia proiezione delle onde della mente nell’incommensurabile dimensione dell’universo. Questo brano ci ricorda come anche il corale sommovimento emozionale dispiegato dagli apostoli della coeva Ultima cena all’annuncio della tragica figura di Cristo (colta nella profonda sofferenza della propria umanità) circa l’imminente tradimento, risponda alla stessa “legge” che associa il dipanarsi dei “moti mentali” dei commensali a un impulso sonoro o acustico. Il dolente annuncio di Cristo, infatti, si ripercuote sotto forma di onde emotive manifestate nell’orchestrazione di diversificate reazioni in termini di gesti ed espressioni, quali anche stenograficamente puntellate nello schizzo preparatorio della prima idea per la pittura murale. Scrive, dunque, Leonardo:

L’acqua percossa dall’acqua fa circuli dintorno al loco percosso. Per lunga distanzia la voce infra l’aria. Più lunga infra ‘l foco. Più la mente infra l’universo. Ma perché l’è finita non s’astende infra lo ‘nfinito.
(Parigi, Institut de France, Ms H, c. 67r)

Leonardo, Ultima cena, 1494-1498 circa

Leonardo, Ultima cena, 1494-1498 circa

 

Analisi dell’estratto

L’estratto pare degno di nota, aldilà della bellezza formale con la quale è magistralmente scritto dall’autore, a motivo di due aspetti fondamentali. Il primo riguarda quella propagazione di movimenti che interessò Leonardo e che lo portò inizialmente a osservare come un sasso lanciato nell’acqua implichi delle onde che si comportano come quelle derivanti dal diffondersi di un suono nell’aria. Tale fenomeno fisico è interessante, pertanto, anche in quanto si applica allo strutturarsi del pensiero di Leonardo che, come all’insegna di un’espansione di intuizioni concentriche, abbraccia una visione sempre più “grande”, universalistica: di seguito, nel secondo frammento di appunti riportato da Marco Versiero, pezzo di altissima poesia, non è infatti solo il sasso a determinare un’espansione e diffusione di onde, non è solo il suono a fare altrettanto attraverso l’aria, ma è persino la mente umana che, lavorando (si suppone), e interrogandosi su quanto la circonda, è in grado di sfiorare l’universo, per quanto destinata a tornare indietro, alla fine, a scontrarsi col limes della sua innata finitezza.

Il secondo aspetto che rende quest’estratto molto significativo riguarda poi un’ulteriore osmosi, stavolta non rispondente a una propagazione concentrica in allargamento, ma a un rapporto speculare: quello che lega l’uomo, il microcosmo umano, alla Natura, il suo rispettivo macrocosmo. Tale affascinante riflessione si coglie in una notazione di Marco Versiero, quella in cui osserva come lo stesso moto di propagazione fisico-psichica prima descritto si possa estendere, secondo lui, alla disposizione leonardesca dei personaggi che animano la scena pittorica dell’Ultima cena. Ecco il moto umano figlio di quello universale, ecco l’incantesimo: così come da un urto elementare può scaturire un vortice nell’aria, allo stesso modo, in quella tela meravigliosa, dall’annuncio di Cristo relativo all’imminente tradimento che lo attende, scaturisce un turbinio di reazioni eterogeneamente disperate a quell’urto, a quel velo di Maya inesorabilmente lacerato.

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