Un’arte in disparte: Francesco Romiti 20 Febbraio 2019 – Edito in: Parola d'autore, Rubriche

Nell’occasione della mostra Umani. Francesco Romiti, le parole di Claudio Ascoli ci raccontano l’artista e l’uomo.

Francesco Romiti - tempera su carta da pacchi

Francesco Romiti – tempera su carta da pacchi

A introduzione del saggio di Eva di Stefano contenuto nel catalogo su Romiti, è riportata la seguente citazione: «L’arte che amo è innanzitutto asociale, viscerale, istintiva prima di essere calcolata. È un’arte che non è illustrazione di una teoria estetica o di una concettualizzazione preliminare, ma l’espressione visionaria di un istinto vitale, come quello che spinge l’albero a dare i suoi frutti». (Laurent Danchin)
Cosa ne pensa di tale riflessione sull’arte? Come si concilia secondo lei con la vicenda e la ricerca di Francesco Romiti?

Non posso non essere d’accordo. È così anche il nostro Teatro e questo ha immediatamente favorito un legame con Romiti, che vedeva proprio nel creare con dispendio una comunanza d’intenti e di percorsi. Spesso dico che il nostro più che un teatro di ricerca sia un teatro di ritrovamento, nel senso che lavoriamo aperti a ciò che ri-troveremo nel fare Teatro. Credo che lo stesso, con altri linguaggi, sia avvenuto per Romiti.

Alcuni, specialmente sul versante scientifico di matrice psicologica, ritengono che l’arte abbia in sé un valore taumaturgico, curativo. Crede che si possa parlare in questi termini di “terapia” relativamente alla valenza dell’arte rispetto alla vicenda biografica e creativa di Francesco Romiti?

Antonin Artaud parla di curazione crudele. Anch’io credo che l’arte abbia in sé la capacità di curare e cambiare l’Artista e lo Spettatore in senso lato. In Romiti la necessità di creare ne accompagna l’esistenza, determinandone una “vita viva”. Non parlerei però di “terapia”, quanto di evidenziare una necessità vitale.

Nel catalogo viene messa in luce quella che dovette sempre accompagnare Romiti come una costitutiva “originalità” (che per certi versi lo rese geniale agli occhi di chi lo incrociò) – lo si deduce dalla sua abitudine a dipingere su ogni supporto materiale, da alcune sue perle di saggezza riportate letteralmente, dalla sua ferma risoluzione a non fare della propria arte una merce. Tra tutte queste peculiarità, qual è secondo lei quella che più caratterizza l’artista e che lo rende degno di essere conosciuto e ricordato?

Romiti era curioso, desideroso di conoscere le persone che incontrava e sicuro di poterle re-inventare nelle sue creazioni. Per certi versi, mi ricorda un altro grande amico, il fotoreporter Mario Dondero che, a chi gli chiedeva come e perché fotografasse, rispondeva: “Non fotografo. Semplicemente incontro persone, occhi, sorrisi, preoccupazioni, richieste d’aiuto e condivisione. E cerco di… re-inventarle e tenerle con me.”

Francesco Romiti - tecnica mista su legno

Francesco Romiti – tecnica mista su legno

È stato evidenziato come, lo dice a chiare lettere il titolo stesso del catalogo della mostra, il fulcro dell’indagine espressiva di Romiti fosse l’uomo, il volto umano, scrutato e scandagliato quasi compulsivamente. Cosa si cela secondo lei dietro questa ossessione? Cosa cercava veramente Francesco?

Ritorno ad Artaud ed alla sua ossessione all’indomani della visita alla mostra di Van Gogh. Come ho già detto, credo che Romiti cerchi, nel disegnare i volti, sempre e comunque l’incontro. Quando parlavamo tra noi di Dino Campana, gli facevo notare, e Francesco condivideva, che entrambi erano accomunati dal non sentirsi fuori dal mondo…ma dal percepire che il mondo voleva tenerli fuori. Il dialogo di Romiti con il volto umano, con tanti volti è sicuramente il tentativo – talora disperato – di essere incluso e di includere.

La mostra si inserisce in un festival di iniziative artistiche significativamente intitolato irregolART. Ci spiega cosa significa questo termine? Cosa si intende esattamente per “arte irregolare”? E quando, casomai, l’arte appare invece “regolare”?

IrregolART… è un titolo. Per me, per i Chille tutta l’Arte è irregolare; direi anzi che l’Arte è Arte solo se irregolare. Ci siamo posti però l’interrogativo di come presentare un Artista come Romiti a chi niente sapeva di lui: volevamo evitare la catalogazione di Artista pazzo, di Art Brut, spontanea, senza riferimenti culturali. Francesco è tutt’altro. Un Artista per molto versi metodico, caparbio: solo così è riuscito da autodidatta a formarsi a livelli anche tecnici così elevati. Ma il suo non volere in nessun caso considerare la creazione artistica “merce”, l’affidare ad un gruppo ristretto di amici e compagni di viaggio le sue opere perché potessero sopravvivergli ed essere vissute ed amate dal pubblico, l’ostinazione a creare in ogni condizione, tutto questo lo rendono – purtroppo – irregolare ed escluso dal mondo.

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