Voci di donne: la storia esemplare di Erinna e Baucide 8 Marzo 2019 – Edito in: Dentro il libro, Rubriche

Voci di donne: un approfondimento sulla figura e il simbolo femminili nelle opere conservate nella Biblioteca Medicea Laurenziana.

 

Dall’introduzione di Anna Rita Fantoni

Il tema di questa mostra, “Voci di donne. L’universo femminile nelle raccolte laurenziane”, indaga la donna nelle opere della Biblioteca: la ricerca intrapresa, effettuata sui cataloghi di tutti i fondi manoscritti, dai papiri greci fino ai carteggi del secolo scorso, ha individuato infatti un notevole numero di testi legati al mondo femminile. Tutti i pezzi scelti hanno quindi come unico denominatore la figura femminile, sia come artefice, sia come soggetto, a diversi livelli, dell’opera presentata. […] I documenti individuati sono stati suddivisi in sei sezioni per un totale di sessantasei pezzi. Le prime due sono dedicate alle donne autrici, sia di opere sia di lettere; le due sezioni successive comprendono scritti dedicati alle donne e da donne commissionati; la quinta sezione è incentrata sulle copiste di manoscritti e infine, nell’ultima, sono esposti i manoscritti posseduti da donne.

Officium beatae Mariae Virginis secundum usum Romanum

Officium beatae Mariae Virginis secundum usum Romanum

 

Erinna e Baucide: un legame senza fine

L’esempio papiraceo menzionato nel paragrafo che segue è stato esposto alla mostra “Voci di donne. L’universo femminile nelle raccolte laurenziane” presso la Biblioteca Medicea Laurenziana nel 2018. Si riporta qui un estratto della sua scheda esplicativa a firma di Eugenia Antonucci, desunta dalla prima sezione, Donne autrici, del relativo catalogo.

2. Erinna, Alakata (Conocchia)
Ossirinco, sec. II ex.
frammenti di foglio di papiro; mm 351 x 274

Scoperto nel 1928 in Egitto, a el-Bahnasa, l’antica Ossirinco, dall’insigne archeologo anconetano (Offagna) Annibale Evaristo Breccia, questo preziosissimo gruppo di frammenti papiracei dà testimonianza della parte conclusiva della Conocchia di Erinna, poemetto di 300 esametri, in dialetto sostanzialmente dorico, dedicato alla memoria dell’amica Baucide, scomparsa prematuramente il giorno delle nozze. […] Il titolo dell’opera rievoca una delle attività più comuni tra le donne (la conocchia è lo strumento che in coppia col fuso serve a filare), attività che certamente impegnava anche Erinna, che nei suoi versi piange la morte dell’amica del cuore Baucide, con la quale aveva condiviso l’infanzia, i giochi, gli insegnamenti della madre, il passaggio all’età matura. Di Erinna, poetessa greca di ineguagliabile e precoce talento (morì a soli diciannove anni), vissuta nel IV secolo a.C., abbiamo solo scarse notizie biografiche, in parte ricostruibili proprio grazie ai versi tramandatici dal papiro. Nativa di Teno (o Telo), ma ritenuta a torto, almeno fino ai primi decenni del XIX secolo, originaria di Lesbo per l’accostamento letterario a Saffo, di lei rimangono solo parte del poemetto Conocchia e forse tre epigrammi che le attribuisce l’Anthologia Palatina: quanto basta per fare della poetessa una delle autrici minori più apprezzate e celebrate dagli antichi.

Erinna, Alakata (Conocchia)

Erinna – Alakata (Conocchia)

Questi frammenti di papiro ritrovati ci parlano di una storia tenera, a tratti commovente, a maggior ragione in quanto testimonianza di un tempo e un contesto remotissimi. Una storia non solo di solidarietà femminile, non solo di indissolubile amicizia, ma (ciò che più tocca nel profondo) di viscerale fedeltà alla memoria della persona rimpianta, la giovane Baucide. A quest’ultima, e al suo ricordo – affinché flebile non si perda sovrastato dal rumore del tempo – la poetessa Erinna dedica ben 300 esametri, di cui nel catalogo si riporta lo spezzone finale che ci è pervenuto.

Nella storia di Erinna e Baucide risuonano alcune costanti tematiche riconducibili a celebri personaggi (divenuti emblemi) consegnatici dall’immaginario dell’epica e della mitologia antica: la disperazione di Didone abbandonata, così come una fedeltà “materna” in cui risuona l’amorevole pazienza della bella Penelope, fotografata da Omero nell’Odissea mentre fa e disfa il telaio languendo nell’attesa pluriennale (tanto lunga da sembrare eterna) dell’adorato Ulisse. Il richiamo a Penelope, in particolare, pare inoltre convalidato dall’attività che ispirò quest’opera della poetessa Erinna, tanto centrale da dettare il titolo del suo poemetto: Alakata (Conocchia), ovvero lo strumento che insieme al fuso era utilizzato per la tessitura. Riecheggia poi la celeberrima amicizia tra Achille e Patroclo (e di riflesso, spostandosi nel contesto dell’Eneide virgiliana, quella tra Eurialo e Niso), la sua troncatura improvvisa per la morte di Patroclo, ucciso da Ettore, quindi il sentito compianto in memoria dell’amico pronunciato da Achille di fronte ai suoi compagni achei (nel XXIV canto dell’Odissea): ma coi cavalli e coi carri facciamoci a Patroclo presso, / ed il compianto leviamo: ché questo è l’onore dei morti.

Disperazione, fedeltà, amicizia, compianto: questi gli ingredienti che rendono la voce di Erinna, e di tutte le donne nel corso della storia guidate dalla purezza d’animo, vibrante ancora oggi.

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