«… che stia nella loggia». Leonardo e l’Opera di Santa Maria del Fiore 3 Settembre 2019 – Edito in: Prossime uscite – Autore: Marco Salucci

Il rapporto tra Leonardo e l’Opera di Santa Maria del Fiore torna in primo piano in occasione del cinquecentenario della morte, con la mostra “… che stia nella loggia”, a cura di Antonio Natali.

È il 25 gennaio 1504, il David di Michelangelo è quasi concluso. Il comune organizza un dibattito convocando esponenti politici e artistici della città perché esprimano il proprio parere riguardo al luogo più conveniente dove collocare il “gigante”. La trascrizione del verbale della disputa è oggi conservata nell’Archivio dell’Opera, e rappresenta un documento di eccezionale interesse.

I legami di Leonardo – assente dalla rassegna di nomi che accompagna il visitatore all’interno del nuovo Museo dell’Opera per non aver mai lavorato effettivamente per l’Opera – con l’istituzione sono chiari e ben riconoscibili. Il magistero brunelleschiano è inevitabilmente alla base delle conoscenze ingegneristiche e delle invenzioni di Leonardo che ancora oggi continuano a lasciarci stupefatti. Ma ci sono numerose suggestioni che fanno ipotizzare anche una partecipazione diretta dell’artista nella realizzazione della formella con la Decollazione di san Giovanni Battista per l’Altare d’argento ad opera del maestro Andrea del Verrocchio.

Il David di Michelangelo all’interno di un carro durante il trasporto su rotaie da piazza della Signoria al Museo dell’Accademia. Foto Archivi Alinari, Firenze, 1873.

Il David di Michelangelo all’interno di un carro durante il trasporto su rotaie da piazza della Signoria al Museo dell’Accademia. Foto Archivi Alinari, Firenze, 1873.

Nella disputa, i numerosi interventi – e si parla del fiore dell’arte cittadina: Andrea della Robbia, Botticelli, il Perugino, Leonardo, Filippino Lippi, Giuliano da Sangallo – sono ricchi di sfumature e dettagli capaci di rivelarci tratti del dibattito artistico cittadino di grande interesse. L’araldo della Signoria, Francesco Filarete, che apre il dibattito, suggerisce di collocare la statua del “gigante” sull’arengario del palazzo della Signoria, ed è ciò che sarebbe poi avvenuto: segno di una preesistente volontà politica? Forse, ma nel cuore di un dibattito che riesce a far emergere istanze modernissime: la preoccupazione per la tutela dell’opera, il cui marmo era “tenero” e quindi a rischio di rovinarsi a contatto con le intemperie. Una necessità – quella che stia nella loggia, lontano dalla ribalta del palazzo della Signoria  – a cui Leonardo allinea il suo intervento, e viene da chiedersi se in filigrana non sia possibile leggere i suoi sentimenti verso un così grande antagonista, Michelangelo, con il quale proprio in quel giro di anni stava misurando la sua abilità nella Sala del Maggior Consiglio, nelle occasioni mancate della Battaglia di Anghiari e della Battaglia di Cascina?

«… che stia nella loggia»
Leonardo, il David, l’Opera del Duomo

a cura di Antonio Natali

brossura con bandelle
17 × 24 cm, pp. 80
31 illustrazioni a colori e 3 in b/n
isbn 978-88-7461-477-6

€ 16,00