Umano, non umano: per una storia dell’arte veterinaria 25 Marzo 2019 – Edito in: Dentro il libro

Chi è il veterinario? Quale rapporto lega il veterinario all’animale destinatario delle sue cure? E, più in generale, come è mutata nel tempo l’attenzione verso gli animali non umani? Chi sono gli “animali non umani”? La Biblioteca Medicea Laurenziana, nella serie di esposizioni intitolata “La Biblioteca in mostra”, offre codici di preziosa fattura, rari esemplari a stampa e oggetti unici che documentano la presenza degli animali nei manoscritti della collezione così come l’evoluzione dell’arte veterinaria.

L’uomo e l’animale dall’antichità a oggi: osmosi, idolatria, separazione

Questo testo intende ripercorrere il processo di autodefinizione della figura del veterinario, attraverso il parallelo modificarsi dello status dell’animale non umano, a partire da un passato in cui gli animali umani e non umani partecipavano di uno stesso contesto. Esseri come il delfino di Arione, Medusa, i Centauri, il Minotauro, le Sirene: come gli dèi del mito assumevano sembianze animali per unirsi a bellissime fanciulle, così l’uomo antico viveva con profondità il suo rapporto con gli animali non umani. Miti, favole, fiabe – Non esiste genere letterario in cui gli animali non siano presenti e/o protagonisti, nonostante il loro rapporto con gli uomini abbia sempre oscillato tra teorie di congiunzione e di separazione. […] Da queste premesse ha avuto origine la religione teriotropica dei popoli cacciatori, il totemismo e le cerimonie in cui gli uomini celebravano la comune discendenza dei membri della propria comunità e di uno specifico animale. A questa primitiva religiosità subentrò quella dei popoli pastori, finché, con l’affermarsi delle civiltà agricole e stanziali, si giunse all’antropomorfizzazione delle divinità, dove però accanto a dèi umanizzati si continuarono a rappresentare anche animali.

Firdausī - Šāhnāma o Libro dei Re

Firdausī – Šāhnāma o Libro dei Re

Nel primo estratto scelto si traccia e accenna il processo storico che scandisce l’evolversi della figura dell’animale in relazione all’uomo, e quindi (per esteso) dell’arte veterinaria. Si può affermare che tra animale umano (ovvero l’uomo) e animale non umano (ovvero l’animale vero e proprio) sia sempre sussistita una relazione simbiotica, quasi “osmotica” (di reciproca fusione): ciò accadeva specialmente nell’immaginario mitico cui attingevano gli antichi cantori greci – e continua sorprendentemente ad accadere oggi, intercettando ad esempio quella parte della letteratura odierna che fa capo al cosiddetto genere del “bestiario”.

Si è detto simbiosi, si è detto osmosi: nella sagoma del Minotauro osserviamo convivere il profilo taurino e quello di un uomo, nella simbolizzazione delle stridenti Arpie si mescolano donna e uccello, mentre l’attraente Sirena è il prodotto dell’unione tra busto e volto femminili e la metà sottostante di pesce.

Gli animali fanno parte di noi da sempre, forse questa la ragione che fin dagli albori della storia ci spinse a condividerne iconicamente le fattezze, la ragione che ci spinge oggi a osservarli ora con timore ora con stupore ora con venerazione. Il mistero che alberga in loro non è forse simile al nostro? Non sono forse le creature animali minuscole divinità? Non lo siamo, in un certo senso, anche noi?

 

Favola e fiaba: gli animali-anima del racconto fantastico

Gli animali sono protagonisti di favole e fiabe: le storie di Esopo (VI sec. a.C.) rappresentano l’archetipo di tutti i racconti che si raccolgono sotto il genere della “favola”, seguito poi da Fedro (20/15 a.C.-51 d.C.) e da molti altri, tra i quali Jean de La Fontaine (1621-1695) e Alfred de Vigny (1797-1863). In questi brevi componimenti sono protagonisti animali personificati o uomini: di volta in volta la volpe, il lupo, il leone, la cicogna rivestono ruoli ben precisi per rappresentare sentimenti umani ed elementari. Anche la fiaba riporta a uno stato primigenio, ai tempi leggendari in cui animali e umani condividevano la stessa dimensione del vivere e del sapere. Attraverso metafore e allegorie gli animali riportano verità e insegnamenti di valore universale, rappresentano tendenze, comportamenti e difetti umani, offrendo un distillato di elementi legati alla morale sia privata che pubblica: la bellezza e la bontà che non sempre coincidono (la favola del cervo alla fonte), l’ingordigia (il cane e il pezzo di carne), “chi la fa l’aspetti” (la volpe e la cicogna), “chi non può mostra di non volere” (la volpe e l’uva), la difficoltà di scampo dai potenti (l’aquila e la cornacchia), il valore della libertà (il lupo e il cane), gli oppressori e gli oppressi (il lupo e l’agnello).

Bernardino de Sahagún - Historia general de las cosas de Nueva España

Bernardino de Sahagún – Historia general de las cosas de Nueva España

Non solo misteri a noi speculari – si è sempre creduto che gli animali rispecchino anche la moralità umana e il suo contrario (laddove essa manca o fatica a germogliare). Ciascun animale è a suo modo incline a richiamare per propria indole una virtù oppure un vizio tipici dell’uomo, di quello probo come di quello fallibile. Su questa credenza si fonda la tradizione letteraria imperniata su favola e fiaba: si pensi ai summenzionati Esopo, Fedro, La Fontaine. Costoro riuscirono a fare dell’universo animale un repertorio di esempi che non solo poterono in passato avvicinare, ma che avvicinano tuttora i bambini all’etica, senza peraltro cessare di infondere insegnamenti imprescindibili, anche e soprattutto, alla sconfinata ed eterogenea giungla degli adulti.

Animali come creature enigmatiche, in conclusione, e allo stesso tempo come sorgenti di attitudini primigenie cui ispirarsi per orientare il proprio comportamento quotidiano, le proprie energie, il proprio passo quando tentenna. Arte veterinaria come cultura della cura per l’altro, ovvero (di riflesso) dell’amore di sé.

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